Il contesto di via Veneto resta un po’ fané ma la strada, come abbiamo detto altre volte, potrebbe conoscere una rinascita nei prossimi anni e non è detto che questa mostra all’aperto non sia un buon viatico. Da giovedì, chi si trova a passeggiare nell’ex arteria della Dolce Vita noterà certamente le 12 grandi aragoste posizionate sui marciapiedi. Una, verso largo Fellini, è davvero gigante perché è alta più di sei metri e indossa un abito blu elettrico decorato da tante uova fritte (foto sopra).
Sì perché Philip Colbert vuole colpire l’immaginario proprio come si fa nei cartoni animati o nel contemporaneo metaverso. L’aragosta è la creatura marina che ha scelto come protagonista del suo lavoro e via via la trasforma in essere umano, con due piedi e due braccia, ma anche in girasole, orinatoio, banana.
Si tratta di citazioni dei grandi maestri cui Colbert si ispira tanto che la critica internazionale l’ha definito “il figlioccio di Andy Warhol”. E così nelle tre foto che seguono possiamo ammirare l’aragosta “squalo” che ricorda l’opera di Damien Hirst, l’aragosta “Campbell Soup” con una inequivocabile citazione di Warhol e l’aragosta “banana”, che può rimandare sia al suo mentore, Warhol, sia a Maurizio Cattelan.
Proseguendo in direzione via Bissolati, ecco altri riferimenti all’arte contemporanea come per esempio l’orinatoio che fa venire alla mente Duchamp.
Diversi anche i richiami all’arte classica come il Laocoonte che taglia il serpente che sta assalendo i suoi due figli. L’episodio, citato nell’Eneide, è stato raffigurato in molte statue classiche.
Ma non vogliamo svelarvi tutte le opere per cui ne mostriamo solo altre due, tralasciando per esempio la lotta della sua aragosta con il Minotauro, il taglio della testa della Medusa e i girasoli di Van Gogh.
La mostra, intitolata “L’impero delle Aragoste“, si chiuderà l’8 gennaio. Per maggiori informazioni sull’artista vi rimandiamo al suo sito internet dove vengono riportate le precedenti esposizioni e la biografia.